Sonore Theatre

Foglio di Giostre e Film nella città

poema concerto in minore per pianoforte, voce e quarterto d'archi

da un poema in prosa di Domenico Mennillo e dalle musiche di Marco Di Palo

Locandina

 

lunGrabbe

Foglio di Giostre e Film nella città


poema concerto in minore per pianoforte,

voce e quartetto d'archi

da un poema in prosa  di
Domenico Mennillo
e dalle musiche di
Marco Di Palo

letture
Domenico Mennillo
pianoforte
Alessandra Cesarini
violino
Marco Esposito
violino
Daniela Cumegna
viola
Mariella Cundari
violoncello
Marco Di Paolo
direzione tecnica
Rosaria Castiglione

 

produzione

lunGrabbe

prima esecuzione:

Napoli, Vigna San Martino, 11 maggio 2007

Insomma, per quanto diverse, le lingue maggiori sono lingue di Potere.

Si potrebbero opporgli le lingue minori: l’italiano per esempio

(“il nostro paese giovane, non ha ancora una lingua…”)

 

Gilles Deleuze – Carmelo Bene

(da "Sovrapposizioni", Quodlibet 2002)

Note al poema concerto

di Domenico Mennillo

Il poemetto in prosa "Foglio di Giostre e Film nella città" è stato scritto e pensato nel biennio 2003-2004 fra Parigi, Napoli e Caivano, con l’intenzione di annotare fenomeni legati al principio di piacere dell’apparizione per giostra, adoperando la lingua morta del “poème en prose”.
Il poemetto  è suddiviso al suo interno in 4 meta-sezioni: 1) “Foglio”, piccolo diario in prosa sulla Parigi contemporanea ricavato da un breve soggiorno nella capitale francese; 2) “LudiMagister”, dedicato alla tradizione occidentale sul gioco (“ludus”) coercitivo da apprendimento scolare perpetuato dal maestro (“magister”) sul discente;

3) “Fabliaux”, o “favolelli”, nati sulla scia

dei brevi racconti o-sceni  scritti in Francia fra XII e XIV secolo e poi ripresi da Boccaccio e Rabelais; 

4) “Foglio spurio”, scritti originariamente espulsi (da qui l’esser spurio della sezione) dal poemetto in prosa e in un secondo momento recuperati all’interno del volume. Nel concerto invece, si privilegia l’andatura delle assonanze fra le varie immagini che scaturiscono dal poemetto in prosa, senza però seguire l’ordine consequenziale delle meta-sezioni del libro. La lettura di questi filoni di immagini (che si incastrano fra loro senza mai suggerire un itinerario fisso-monotono per l’ascolto) è una lettura secca che si annoda alle musiche eseguite dall’ensemble musicale in un’unica sonorità, come un canto privo di recitativo o come un sesto strumento privilegiato dell’ensemble musicale. Una lettura-concerto da camera (allargata), ultimo privilegio che ancora può concedersi qualsiasi scrittura poetica non romanzabile, prima dell’oblio a cui essa stessa, per sua natura, anèla.

This site was designed with the
.com
website builder. Create your website today.
Start Now